Il bello della terza età

Nell’antichità le persone di una certa età erano considerate sagge. Questo perché portatrici di esperienza e quindi in grado di valutare, muoversi e decidere in un modo che poteva contare sul grande bagaglio di quanto maturato nel corso dell’esistenza. E gli anziani, tutto sommato, hanno goduto di tale reputazione fino alla fine del secolo scorso. La veloce evoluzione tecnologica e sociale, iniziata nella parte finale del novecento e letteralmente esplosa negli anni duemila, ha radicalmente cambiato il mondo. Così gli anziani, ma anche le persone cosiddette di mezza età, hanno dovuto fare i conti con un nuovo modo di vivere, in continuo sviluppo e che cataloga con inaudita velocità come passato cose ed eventi. Uomini e donne appartenenti alla cosiddetta terza età si sono ritrovati ad essere quindi, più che saggi e portatori di esperienza, testimoni e custodi di tradizioni e di valori. E, in una società come quella odierna, anche solido punto di riferimento. Nella crisi economica mondiale partita nel 2008 e che ha coinvolto anche il nostro paese, gli anziani hanno rappresentato una delle maggiori forme di welfare, proteggendo con risparmi e pensioni centinaia e centinaia di familiari in difficoltà a livello di occupazione. E sono sempre loro che ancor oggi fungono da supporto a quelle famiglie dove, con entrambi i coniugi impegnati nel lavoro, vi è la necessità di accudire i nipoti. Se poi si considerano l’aumento dell’aspettativa di vita e la forte diminuzione della natalità, allora si comprende come la fascia della terza età sia tutt’altro che trascurabile, al di là della sua funzione. Ed è per questo che abbiamo voluto conoscere meglio questa realtà attraverso il nostro viaggio di questo mese sul territorio. Scoprendo che i centri anziani non sono luoghi dopolavoristici nei quali trascorrere il tempo. Ma rappresentano un’autentica risorsa per il territorio e per i suoi residenti. Proponendo attività, incontri e divertimenti che riguardano in primis i loro frequentatori, ma hanno una positiva e più ampia ricaduta sociale e familiare. Garantendo serenità ed aggregazione a tanta gente, fornendo servizi e valorizzando le persone. E trattando gli esseri umani come tali, a prescindere, dunque dall’età e dalle condizioni. E non, come vorrebbe forse il frettoloso e troppo economico mondo di oggi, alla stregua degli oggetti che, una volta diventati vecchi, sono da rottamare.

Caterina Dini

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